La Quiete


La Quiete spezzata

‘vinghiata in gusci d’armata

ombre allungate su svelti passi d’annata

grand’arte di emozioni tremanti

nell’alveo sopito riecheggia il clangore

delle barde dei cavalieri ansanti

L’ove e l’altrove / delitto e candore

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Psicoatrofie


Poeta non sei altro che un vile

Scarnifichi la tua bile in veli d’inchiostro

Poeta inumano

costruisci salvezze su cumuli di macerie

arroccando certezze in granelli di sabbia

Poeta redento

nell’illusione di una ricerca senza moto

Poeta villano

E le tue colpe autocentrate

hanno reso questi mondi calici di vino versato

Immolarsi nel crepuscolo non è altro che un gioco senza meta

dove il compiacimento ti attende al varco

Poeta e il martirio di chi sceglie l’esca dell’ urlo indolore:

Cristo non è morto per te, ma con te

Frammenti


 

Sirene di navi lontane echeggiano sugli scogli,

un’aria maldestra risacca negli ultimi passi che dividono la terra e la linfa;

ricordi salmastri si uniscono a intermittenza:

come sabbia e spuma e corrente,

come frammenti illuminati dall’ombra di un faro,

irridono l’umana ragione.

Fato sfuggevole, cono di luce, intermittente, languisce trasverso le cardinalità del tempo:

passato, presente e futuro

– mai così opachi mai così vividi –

attraversano la cruna e grondanti scivolano senza pungersi.

La carne esige una rinascita di sangue laddove dolore e vita s’acquietano.

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D’umana bellezza


La bellezza sta nell’istantanea concessione all’indefinitezza.

Nell’assenza o nell’esasperazione dei sensi.

Nell’incomunicabilità partecipata.

Nell’illusione di essere con gli altri e in simbiosi con il Sé.

Nella verità dell’arte.

Nello sguardo dilatato che tradisce ogni rivolo di costruzione reale o immaginata.

Nel godimento di lasciarsi vedere e lasciarsi ascoltare, e toccare e uccidersi in quei secondi che la storia umana rende irripetibili.

The day before the end

In 8 Minuti


Cammini

incorniciando

l’estasi del momento

in cui lasciasti

l’altare dei visi muti

 

La paura ti trascina

laddove

riprendi le redini

di questo timone

 

Ma dove sei finito?

Figlio tremante

di questo castigo?

 

Implori il perdono

ma cosa c’è da perdonare?

Solo il tumulto del cuore

merita l’ascolto

 

Neanche l’ugola del mare

ha voce in capitolo

 

Assieme al silenzio

violenta il pensiero

ma non fermarti e và

 

Abbandonati

nel vagabondo semestre

senza guardare

quei passi sulla sabbia

 

Il sale sulle labbra

non basta

La penitenza va scontata,

come necessità