Il Disordine delle Cose


Perseo macchiato dal sangue di Medusa
f o r t i f i c ò            Micene
nei miti dell’uomo antico
Dèi e uomini                           suonavano le stesse Arpe

 

La materia del sogno non emette sentenze

ma                           simboli

Lilith abbraccia il serpente

demone, moglie,                   amante, Grande Madre

 

Nel disordine delle cose

quali passi descrivono la notte?

A ritmo incatenato di frasi (in)dotte

meteore echeggiano nelle prime serate afose.

 

“Mescaline” sostanze

riempiono i muri delle stanze:

specchio come anfiteatro

spettatore malcelato.

 

Ovunque risieda l’armonia

negli astri o nell’Anello di Gige

è una canzone d’utopia

che splende soltanto negli occhi di chi vige.

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Ora


E venivi dalla pioggia,

e l’aria rarefatta e umida dei vicoli

dilatava i ciottoli madidi.

Nelle pozze,

vischio e mari dolci,

vi si riflettevano allucinazioni sospese:

cielo-in-terra.

S’infrangevano i passi sul sogno,

increspato con metro di realtà.

Per un attimo era armonia senza contesto.

Melodia senza costante.

Poi quiete e di nuovo, musica.

Psicoatrofie


Poeta non sei altro che un vile

Scarnifichi la tua bile in veli d’inchiostro

Poeta inumano

costruisci salvezze su cumuli di macerie

arroccando certezze in granelli di sabbia

Poeta redento

nell’illusione di una ricerca senza moto

Poeta villano

E le tue colpe autocentrate

hanno reso questi mondi calici di vino versato

Immolarsi nel crepuscolo non è altro che un gioco senza meta

dove il compiacimento ti attende al varco

Poeta e il martirio di chi sceglie l’esca dell’ urlo indolore:

Cristo non è morto per te, ma con te

Frammenti


 

Sirene di navi lontane echeggiano sugli scogli,

un’aria maldestra risacca negli ultimi passi che dividono la terra e la linfa;

ricordi salmastri si uniscono a intermittenza:

come sabbia e spuma e corrente,

come frammenti illuminati dall’ombra di un faro,

irridono l’umana ragione.

Fato sfuggevole, cono di luce, intermittente, languisce trasverso le cardinalità del tempo:

passato, presente e futuro

– mai così opachi mai così vividi –

attraversano la cruna e grondanti scivolano senza pungersi.

La carne esige una rinascita di sangue laddove dolore e vita s’acquietano.

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Logica e illogica del possesso


La logica del possesso è strettamente legata alla finitezza di questo; avvertirne la temporaneità ci libera dall’oppressione del possedere come proiezione razionale di uno stato immaginifico infinito. Ed è attraverso il godimento dello stato “momentaneo” di fruizione che si dipana la miglior (illogica) accezione del possesso che, liberato dalla costrizione della domanda/richiesta di temporalità, trova paradossalmente piena espressione di essere temporalmente e indefinitamente dilatato verso un simbolico infinito, ora non più razionalmente coordinato, ma oniricamente, sensorialmente e pienamente collaudato.