Sotto i bombardamenti


Sotto i bombardamenti,

hai lasciato i tuoi segni nel selciato.

Come impronte di storia

impresse sul sentiero di casa.

 

I tuoi passi sui ciottoli,

ricordavano il torrente impetuoso

che incessante leviga le pietre,

come il tempo fa con le mani.

 

E quelle mani impastate di rosso,

che colgono la polpa dal verde,

e la porgono a oriente-“alter”,

laddove, ed in cui, la pace è concessa.

 

E’ il sudore di chi l’infanzia l’ha vista,

e vissuta nel rumore umile e discreto della croce,

del passo felpato del gatto,

che è ora, come allora, forza motrice raccolta dal vento.

 

Ed è in quel lavoro che hai tessuto le forme nell’ambra;

ed è in quella linfa che la vita ti ha donato,

alla quale hai sorriso e a tua volta donato,

quella forza che fu sempre tua e mai ti ha lasciato.

 

A Francesca

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Il Disordine delle Cose


Perseo macchiato dal sangue di Medusa
f o r t i f i c ò            Micene
nei miti dell’uomo antico
Dèi e uomini                           suonavano le stesse Arpe

 

La materia del sogno non emette sentenze

ma                           simboli

Lilith abbraccia il serpente

demone, moglie,                   amante, Grande Madre

 

Nel disordine delle cose

quali passi descrivono la notte?

A ritmo incatenato di frasi (in)dotte

meteore echeggiano nelle prime serate afose.

 

“Mescaline” sostanze

riempiono i muri delle stanze:

specchio come anfiteatro

spettatore malcelato.

 

Ovunque risieda l’armonia

negli astri o nell’Anello di Gige

è una canzone d’utopia

che splende soltanto negli occhi di chi vige.

Ora


E venivi dalla pioggia,

e l’aria rarefatta e umida dei vicoli

dilatava i ciottoli madidi.

Nelle pozze,

vischio e mari dolci,

vi si riflettevano allucinazioni sospese:

cielo-in-terra.

S’infrangevano i passi sul sogno,

increspato con metro di realtà.

Per un attimo era armonia senza contesto.

Melodia senza costante.

Poi quiete e di nuovo, musica.

La nostalgia del presente


Salite,

su sguardi appesi nel tempo

Salite,

sui dadi distesi d’arti

Salite,

sulle schiene baciate dai riflessi dei ciottoli

Salite,

sui seni coltivati di meriggio

Salite,

sui tomi usurati d’eterno

Salite,

su plettri asmanti, pellicole scollate da ricordi, misture e acquerelli e orgasmi!

Voi, salite!

Pendenti, ebbri, sudanti, aggrovigliati nel sangue ululante di momenti imperfetti,

e assenti,

e la deriva si fa  madre,

e il resto del tutto, fluisce e finisce – nella nostalgia del presente.

 

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Frammenti


 

Sirene di navi lontane echeggiano sugli scogli,

un’aria maldestra risacca negli ultimi passi che dividono la terra e la linfa;

ricordi salmastri si uniscono a intermittenza:

come sabbia e spuma e corrente,

come frammenti illuminati dall’ombra di un faro,

irridono l’umana ragione.

Fato sfuggevole, cono di luce, intermittente, languisce trasverso le cardinalità del tempo:

passato, presente e futuro

– mai così opachi mai così vividi –

attraversano la cruna e grondanti scivolano senza pungersi.

La carne esige una rinascita di sangue laddove dolore e vita s’acquietano.

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