Ora


E venivi dalla pioggia,

e l’aria rarefatta e umida dei vicoli

dilatava i ciottoli madidi.

Nelle pozze,

vischio e mari dolci,

vi si riflettevano allucinazioni sospese:

cielo-in-terra.

S’infrangevano i passi sul sogno,

increspato con metro di realtà.

Per un attimo era armonia senza contesto.

Melodia senza costante.

Poi quiete e di nuovo, musica.

Erano solo parole


Le parole: tentativi,

approssimazioni reiterate

di esprimere l’intangibile,

corpo e mutata forma di…[parola].

Simboli viscerali e congiunzioni razionali.

Si sospendono nell’accoglienza.

Le grammatiche dei suoni

barattano significati.

 

Sui ring si combattono

guerre di logoramento.

 

 

La nostalgia del presente


Salite,

su sguardi appesi nel tempo

Salite,

sui dadi distesi d’arti

Salite,

sulle schiene baciate dai riflessi dei ciottoli

Salite,

sui seni coltivati di meriggio

Salite,

sui tomi usurati d’eterno

Salite,

su plettri asmanti, pellicole scollate da ricordi, misture e acquerelli e orgasmi!

Voi, salite!

Pendenti, ebbri, sudanti, aggrovigliati nel sangue ululante di momenti imperfetti,

e assenti,

e la deriva si fa  madre,

e il resto del tutto, fluisce e finisce – nella nostalgia del presente.

 

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