Il Denso Celeste

Una delle mie passioni è osservare il cielo, di notte.

In fin dei conti è una cosa banale, a chi non è mai capitato? Mi serve per raggiungere una sorta di pace interiore, per sentirmi schiacciato da “un’onnipetenza”, sentirmi un essere piccolo, un nano in un mondo di giaganti, sentirmi racchiuso in una bacinella celeste, come quelle navi minuscole forzate nel vetro di vecchie bottiglie comprate a mercatini di seconda mano. Quelle navi stanno esposte in un salotto e osservano l’ambiente circostante che si contorce intorno a loro, prendono polvere oppure cadono e si rompono, e si trovano lì, spiattellatte sul pavimento con la voglia di dimenarsi come fossero pesci fuor d’acqua che “affogano” cercando di tornare nel fluido celeste. Ma non ce la fanno, perché sono materia immobile.

Il cielo, dicevo: il denso celeste in cui rifiatiamo o affoghiamo. Guardiamo il nostro salotto gettando l’ancora delle radici della nostra vita. Siamo osservatori di un infinito incompreso che ci opprine e ci rilassa; una claustrofobica e accogliente protezione, una vetrata enorme e bellissima, creata dalla mani della natura in persona, un’incredibile artista di stile e raffinatezza. Ma qual’è lo scaffale che ci sorregge? Basta una folata di vento e il nostro utero celeste rischia di cadere e infrangersi con tutte le stelle che si staccano, si infiammano, si spengono e rotolano adlilà dei confini del buio, in un vuoto infinito e (in)conoscibile. Cadiamo, avvolti in misteriose tenebre, in una discesa al contrario dal Paese delle Meraviglie, e non c’è tappetto, pavimento o parquet che possa fermare un corpo in caduta libera come questo, né che possa accogliere i frammenti luccicanti di questo infinito celeste. Circondati dalle stelle e dai pianeti e dal sole ci avvolgiamo in questa coperta calda di onnipotenza sgretolata, che ci accompagna in un destino inconoscibile; in attesa magari che mani di giganti ci raccolgano e ci offrano un nuovo universo, tutto nuovo, splendente, pacifico. Tutto questo perché siamo materia animata e vibrante che non prende polvere, in una parola: viva.

E la barca è sempre lì, immobile, schiantata sul terreno che sanguina cristalli. Non sa di essere in pace e di esserci sempre stata.

Apro gli occhi.

Il cielo, a fine estate, è ancora la: magnifico.

Sogno lucido di onnipresente bellezza.

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One thought on “Il Denso Celeste

  1. Per il pensiero umano l’immenso blu completa un’esperienza visiva tra sogno e aspettativa . Ogni notte, ospite in ogni stagione muta l’impressione che questo cielo ci rimanda e l’infinitamente grande entra in noi. L’uomo con la sua materia animata è già universo e si perde in se stesso non appena si pone dei limiti. Per questo si sente schiacciato da tanto infinito. Bella l’immagine della grande vetrata, in effetti spesso l’uomo si sente “osservato” e trovo che sia intelligente pensare di esserlo, sarebbe pretenzioso credere di essere i soli a godere di tanta bellezza. Attraverso questo nostro cielo entriamo in contatto con le stesse tenebre che abbiamo dentro l’anima. Che sensazione! Starsene sdraiati su di un prato, la terra trattiene il corpo e insieme si scambiano calore mentre l’anima già in volo non si volta indietro, in fondo lo faresti? Voltarti indietro per vedere cosa; un corpo che già in quell’attimo muore un po’ schiacciato dal tempo che lo trattiene. No, io non mi volterei. La particella della vita lascia l’involucro e completa l’esperienza più totale di abbandono, mentre tutto intorno continua a muoversi con regolarità riconoscendo il suo spazio limite preposto e definito, le fronde degli alberi mosse dal soffio del vento, un grillo sollecitato al canto dal caldo dell’aria, il rumore dell’acqua di un torrente mentre precipita . Tutto è intrappolato tranne te, almeno fino a quando non riapri gli occhi.
    La densità ci parla perché il cielo non è vuoto e l’aria è ovunque. Io vorrei tanto vedere l’aurora boreale, lasciarmi sopraffare dalla sua bellezza sentirmi schiacciare dalla sua presenza e poi accoglierla nell’anima .

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