Le città fantasma.

 

Caro blog.

Venne Agosto.

Tra uno sbadiglio e l’altro mi ritrovo ad aggiornare questo piccolo angolo di web disperso nel mondo della rete. Visto da questa prospettiva ha l’aria di essere insignificante di fronte ai trilioni di terabite che ogni giorno vengono riversati in internet.

Ma non importa, questo ammasso di codice informatico è il mio piccolo “amico dei deliri”, quello che mi accoglie quando ho voglia di esprimere qualcosa sottoforma di “digitazione”. Se ne sta zitto e prende tutto quello che gli vomito addosso, non esprime giudizi e per questo non mi assolve, né mi condanna, si limita a decifrare il prodotto dei potenziali d’azione (decisamente desincronizzati) sparati nel mio cervello.
Io penso, muovo le dita su dei bottoni di plastica e lui mi fa vedere quello che ho pensato, ma sotto un’ altra forma: un tipo di forma che rimane. Un concetto convertito in scrittura assume un valore diverso e non è più un semplicemente un qualcosa di “fumoso” (verba volant e scripta manent no?).

Mi fermo spesso a rileggere quello che i miei polpastrelli hanno “ticchettato” automaticamente guidati dalle meningi, e scopro che in quell’inchiostro digitalizzato c’è qualcosa di più del semplice concetto: c’è la forma, la tangibilità della lettera e della parola, la potenza di un pensiero che si può quasi toccare. Scritto mi sembra che diventi più concreto, più forte, più chiaramente esprimibile. Acquista una potenza pacata, come un urlo soffocato – e in questo caso rigurgitato nella giungla internettiana –
Il mio piccolo “amico dei deliri” (spesso notturni) serve quindi a concretizzare questi ultimi. Non a dargli credibilità (perché i deliri non se la meritano), ma a trasformarli in qualcosa di diverso; come il vapore che si trasforma in acqua, ma dove la sostanza non cambia.
E’ importante perché mi aiuta a liberarmi da queste divagazioni inconsistenti (?) e metterle da parte per non ripensarle, perché tanto sono lì (cioè qui), archiviate in altra forma, assai più tangibile di quella concettuale.

Ed ogni tanto gli rileggo e ci faccio qualche risata pensando a quanto siano folli o inutili, scritti male o bene, altre volte mi rievocano un ricordo piacevole o spiacevole, un periodo particolare, una giornata o un momento come questo. E voglio congelare tutto sotto questa forma, perché mi piace credere che vi potrò (ri)accedere qunado voglio, come voglio e se voglio, rendendo utile questo piccolo delirante spazio disperso nell’ universo del codice binario.

https://i0.wp.com/www.aiutamici.com/ftp/images/software5/tuxtype09.jpg
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