Purtroppo o per fortuna

A volte credo sia necessario staccare la testa. Non intenso come prendere un periodo di riposo, fare una pausa. Staccare la testa nel senso di spegnere la mente, lasciare accesa solo la lucina rossa di stand by, per garantire le funzioni minime. In modo da diventare ingenui, quasi istintivi. Agire diretti sul bersaglio, cogliere attimo per attimo i traguardi intermedi che portano ad un risultato, e vivere sul precipizio senza lamentarsi di eventuali cadute che potevano essere facilmente pronosticabili. 

Facciamo sempre l’errore di essere troppo egocentrici pensatori, non consideriamo gli altri. Semplicemente tutto ruota intorno a noi e quello che è sbagliato per noi, è sbagliato anche per gli altri. Non è così: una nostra illusuione è nostra e solo nostra, una nostro pensiero appartiene solo a noi. Nella nostra mente è tutto così schematizzato che al minimo intoppo salta l’intero programma, questo perchè non ci rendiamo conto che il mondo non è sotto il nostro comando ma è il mondo stesso che muove i nostri fili come fossimo marionette. Ciò che non riusciamo a controllare sono solo le emozioni, gli stati d’animo: è il primo maledettissimo mezzo di comunicazione, croce e delizia dei rapporti umani; fa cadere ogni maschera, ogni tentativo di celare qualcosa. La capacità di controllare le emozioni è indirettamente proporzionale alla voglia di esprimerle, la loro manifestazione fisica è inconfondibile e al tempo stesso suscita altre emozioni, pregiudizi e magari tutta una serie di (pre)concetti sbagliati.

Non me ne sono accorto studiando psicologia, me ne sono accorto perchè convivo con la realtà ogni singolo giorno. Ci conviviamo tutti, e per quanto siamo consapevoli di cose del genere, tendiamo sempre a mettere barriere, a non essere diretti, stampando la nostra ambiguità sulle facce della gente, dandogli in pasto atteggiamenti da interpretare, catologare e vagliare, creando scompiglio e incomprensione. Quando, in realtà, per capire basterebbe poco, tanti piccoli sforzi congiunti per rendere questo mondo più compreso, per rendere ogni gesto più comprensivo, senza dover far intervenire il nostro filtro fallace, che, costruito attorno alla nostra univoca personalità, rende quello stesso gesto così poliedrico e ricco di significati da risultare incomprensibile. Ci sarebbero tante giustificazioni da appore a questi atteggiamenti ma tutte ruotano attorno all’accessibilità, alla semplicità con la quale ci rimane così tanto facile camuffarci dietro una retorica spicciola. Ciò che intendo dire è che il verde è verde e tutti dovrebbero accettare che è così, non ci dovrebbe essere chi dice che “potrebbe” essere verde, o che “potrebbe” essere una combinazione di blu e giallo. Il totale è sempre diverso dalla somma delle singole parti, un’emozione come la rabbia non è la somma degli eventi di una giornata storta, ma ne è forse una conseguenza di – diversa forma –

In questo periodo mi sento un essere razionale immerso in un mondo completamente irrazionale, alla ricerca di una logica irrazionalità. Questo mio intervento è la riprova dell’ambiguità di cui parlavo, la semplicità con cui batto le parole, ora, è data dalla semplicità con cui riesco ad essere vago e, allo stesso tempo, è alimentata da un groviglio di emozioni uniche, forse sbagliate, ma genuine. Significa qualcosa, forse sì, ma questo non è il momento per dirlo. Questo stesso discorso potrebbe essere interpretato in tanti modi quante sono le persone che lo leggono, perchè saranno inesorabilmente costrette a filtrarlo, a vederlo attraverso i loro occhi, e non è detto che nei loro occhi si celi lo stesso significato d’origine. Che poi un significato è mutevole anche all’interno della persona stessa. Il risultato è troppo, troppo confuso, e questa confusione è un po’ il brodo primordiale da cui siamo nati, cresciuti e plasmati.

– Laura varcò la soglia di casa e la richiuse dietro le sue spalle. Appoggiò la schiena al muro portandosi le mani sulla fronte, strinse la sua lunga chioma di capelli fra le dita, come se dovesse strapparli, come se non avessero più niente da dire. In realtà sapevano. Un lungo sospiro interruppe il fluire di sconclusionati pensieri. Si morse il labbro. Anche lui sapeva. E anche tutto il corpo sapeva, ogni minimo centimetro di pelle aveva assistito. In realtà si chiedeva: “cos’è che doveva sapere?” –

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3 thoughts on “Purtroppo o per fortuna

  1. Dato che ognuno trae la sua conclusione da questo intervento, come hai detto te, io ho il vago presentimento che aprendo totalmente la porta all\’irrazionalità ti stai facendo coinvolgere in maniera genuina (appunto) da situazioni non chiuse e ambigue. E\’una bella sensazione non c\’è che dire, fino a che non diventi te ad essere controllato da una situazione e non il contrario, a quel punto c\’è solo da pregare di non farsi troppo male. Anche se in fondo forse ci siamo scelti tutto quanto.

  2. La lucina rossa dello stand-by e\’ una tentazione piu\’ che affascinante. Quando scopri da dove si spenge il cervello mandami una mail please…

  3. Grande intervento ale, puri pensieri scritti di getto. Il mondo intorno a noi non e uguale a noi, esso si evolve, si giudica e va avanti, senza mai guardare indietro. Non siamo in un sistema geocentrico, ma in un sistema eliocentrico, ricorda. Ultima cosa, interessante e curioso la parte finale, molto particolare. E qui sorge la domanda, ma Laura è Lei oppure No???

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